Friday, 31 May 2013

Guest blog di Nina Passarelli: Musicraiser e Sellaband a confronto: un’analisi empirica

Il blog post è stato scritto da Nina Passarelli, laureanda magistrale in Economia Aziendale presso l'Università della Calabria, con la quale ho avuto il piacere di collaborare negli ultimi mesi.

Sellaband e Musicraiser sono due piattaforme, rispettivamente, tedesca e italiana, che si focalizzano sui progetti musicali.
Entrambe sono di tipo reward-based, cioè basate su ricompense, e del tipo "all or nothing".
La piattaforma italiana è nata nel 2012 a Milano, sulla scia di popolari siti di raccolta di progetti creativi come Kickstarter e Indiegogo.
Sellaband, invece, è una piattaforma che è stata creata nell’Aprile 2006 da Pim Betist e Johan Vosmeijer e lanciata nell’Agosto dello stesso anno, ed è stata considerata come una forza trainante nella “rivoluzione della musica”.
Un’indagine svolta sulle due piattaforme, approfondita attraverso la raccolta e la rielaborazione di un campione di dati estrapolati dai siti delle due piattaforme, www.musicraiser.com e www.sellaband.com, relativi al totale dei progetti finanziati[1] , consente di effettuare alcune considerazioni sulle piattaforme reward-based, di tipo all or nothing.

I diversi progetti, gestiti dalle due piattaforme, sono stati suddivisi in base al taglio del finanziamento. Lo scopo è stato quello di dimostrare che le rewards più efficaci, che stimolano maggiormente i raisers, sono i ringraziamenti o l’ acknowledgement sul sito, la pre-vendita di prodotti e la partecipazione diretta al progetto (crowdsourcing).
Per quanto riguarda la parte finanziata dalla piattaforma italiana Musicraiser, essa è costituita da 85 progetti di successo[2], in soli 6 mesi di attività, per un totale di 240206 euro raccolti e 6797 crowdfunders.

Il campione preso in esame, per tale piattaforma, è stato poi riclassificato[3] e deve essere considerato in relazione a due caratteristiche:
·      il numero di crowdfunders;
·      il tipo di ricompensa.
Per quanto riguarda la prima caratteristica si evince una netta tendenza dei funders a essere orientati verso importi di modesta entità, in particolar modo da 1 a 50 euro e da 50 a 100 euro (grafico 1.)


Grafico 1. Il campione in relazione al numero di crowdfunders (Musicraiser)

Altro aspetto che si può evidenziare dal grafico è che i backer prediligono maggiormente investire da 150 a 200 euro, piuttosto che da 100 a 150 euro.
Tale riscontro è giustificato in relazione alla seconda caratteristica, ovvero il tipo di ricompensa, che risulta essere più incentivante nel caso del primo taglio di finanziamento (i backer hanno, per esempio, la possibilità di partecipare attivamente al progetto), piuttosto che nel secondo (dove essi ottengono solo un maggior numero di prodotti in pre-vendita).
Una prima considerazione che si può effettuare, perciò, è che per stimolare i funders a investire in un taglio maggiore bisogna offrire loro qualcosa che accresca la loro motivazione (il solo aumento del numero di prodotti offerti non è sufficiente: è necessario uno step ulteriore, affinché il raiser si senta parte attiva di un progetto concreto).
Per quanto concerne proprio la seconda caratteristica, come prospettato, il maggior numero di raisers risulta essere incentivato, in modo particolare, da due tipi di ricompense: i ringraziamenti o l’acknowledgement sul sito e la pre-vendita di prodotti (grafico 2).




Grafico 2. Il campione in relazione ai diversi tipi di ricompense (Musicraiser)

Questo risultato evidenzia come il crowdfunder sia interessato ai progetti in grado di generare concretamente qualcosa di nuovo, di fisico, aspetto che permette di sottolineare come questa tipologia di finanziamento non sia affatto un’elemosina, come molti erroneamente pensano, ma un’adesione a un progetto, alla vision dell’artista, in cui il raiser crede (per tale motivo, dunque, anche i ringraziamenti o l’essere citati nel sito web costituiscono un forte incentivo, in quanto il finanziatore vuole mostrare come egli abbia contribuito a trasformare in qualcosa di reale una semplice idea).
I soggetti trovano quindi più attrattivo un reward come un CD piuttosto che un gadget o una cena con l’artista (sebbene, bisogna sottolineare, che per quest’ultima sia richiesto un finanziamento di maggiore entità).
L’indice di asimmetria[4], che risulta avere un valore positivo denota come la distribuzione abbia una coda asimmetrica che si estende in corrispondenza dei tagli di finanziamento con i valori più elevati.
Questo permette di effettuare altre importanti considerazioni, in relazione anche alla prima caratteristica discussa, e di mettere in luce due tendenze:
le campagne di successo si basano su contributi di piccola entità in grande quantità, in grado di far raggiungere al creator l’obiettivo minimo prefissato e anche di superarlo;
il trend della pre-vendita ai raisers, ovvero coloro che supportano il progetto, offre validazione della domanda e allo stesso tempo capitale operativo all’ideatore del progetto.

Successivamente, si è proceduto ad analizzare i progetti finanziati su Sellaband, sempre allo scopo di evidenziare quali siano le rewards più efficaci.
La piattaforma tedesca opera da più tempo rispetto a quella italiana e, per tale motivo, il riscontro empirico su di essa risulta essere di maggior rilievo per dimostrare quali ricompense incentivino maggiormente i funders.
Sellaband ha finanziato[5], fino alla data della valutazione, 107 progetti di successo, per un totale di fondi erogati pari a 4,5 milioni di dollari e con 35000 raisers che hanno sostenuto tali progetti[6].

In tale piattaforma, a differenza di Musicraiser, una volta raggiunto il target, “the doors are closed”, cioè non è possibile, per altri raiser, sostenere il progetto e investire denaro.
Riclassificando l’insieme dei progetti in base al taglio dei finanziamenti, si ottengono importanti informazioni sul numero di crowdfunders e il tipo di ricompensa.
Anche in questo caso, i raiser dimostrano di prediligere i tagli di investimento da 1 a 50 euro e da 50 a 100 euro, seguiti dai successivi importi (grafico 3)



Grafico 3 Il campione in relazione al numero di crowdfunders (Sellaband)

L’aspetto differente però, rispetto ai progetti analizzati su Musicraiser, è che in questo caso ci siano molti più investitori disposti a contribuire con finanziamenti di taglio maggiore.
Ad esempio, nel caso del taglio da 150 a 200 euro, osservando i tre progetti col maggior numero di believers per tale classe - cioè Catself, Hind e Public Enemy - si può rilevare che l’aggiunta, oltre ai prodotti in prevendita, di gadget (T-shirt della band) o extra (performance live in esclusiva) ha incentivato fortemente i sostenitori, al contrario del taglio da 200 a 250 euro, dove il numero di raiser è stato meno elevato in quanto la ricompensa offerta era simile a quella data per la precedente classe di investimento.
I believers risultano essere stimolati a investire anche per un’altra classe di taglio: quella tra  400 e 450 euro.
Questo è motivato dal fatto che essi hanno la possibilità di dividere quote di fatturato con l’artista e di partecipare direttamente al progetto, aspetto che dimostra, nuovamente, come l’investitore voglia sentirsi parte attiva del progetto.
Soffermandosi con più attenzione proprio sulle rewards, si può dedurre che, al contrario del caso italiano, anche la reward “accesso ad area riservata” risulta essere stimolante[7] (ad esempio nel progetto Public Enemy, per la classe di taglio da 750 a 800 euro).
I raiser, tuttavia, continuano a prediligere come rewards, anche in questo caso, i ringraziamenti, la prevendita di prodotti e la partecipazione diretta al progetto, come mostra il grafico 4.




Grafico 4. Il campione in relazione al tipo di ricompensa (Sellaband)


In definitiva, si può concludere che tramite l’analisi più approfondita delle due piattaforme reward-based si è confermata una tendenza emersa in questi anni nel crowdfunding, ovvero che le crowds siano disposte a prendere parte a progetti di interesse, con piccoli contributi (nella maggior parte dei casi) e prediligendo quelle ricompense in grado di dimostrare come esse siano parte attiva (ad esempio, il CD, che viene prodotto mediante il loro contributo).
Non esiste più l’artista che crea il suo CD da sé: il suo prodotto è frutto della condivisione con un gruppo che lo sostiene, che crede nelle sue idee e che, tramite il crowdfunding, si realizzano.

                                                                                                           Nina Passarelli







[1] I progetti, cioè, che hanno raggiunto il target prefissato.
[2] Nell’analisi di entrambe le piattaforme sono stati considerati solo i progetti di cui si hanno dati completi.
[3] Tutti i progetti sono stati riclassificati in base al taglio del finanziamento. Informazione riportata in Appendice, alla voce Dati sul taglio dei finanziamenti dei progetti di Musicraiser.
[4] Una distribuzione si dice asimmetrica se non è possibile individuare (analizzando un istogramma) un asse verticale che tagli la distribuzione in due parti specularmente uguali.
[5] I progetti, cioè, hanno raggiunto il target prefissato. Si ricorda, infatti, che anche Sellaband è una piattaforma di tipo all or nothing.
[6] I valori si riferiscono a dati forniti dalla piattaforma.
[7] Tale reward è meno incentivante per il raiser in rapporto alle altre ricompense, ma rispetto al caso Musicraiser, ci sono più soggetti disposti ad investire denaro per accedere all’area riservata dell’artista.

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