Monday, 19 March 2012

Crowdfunding e Social Web: una storia parallela

Molti si riferiscono al fenomeno del crowdfunding come una novità, o al peggio come l’ultima “moda” passeggera del web. Tuttavia, non è un fenomeno così nuovo come si potrebbe pensare bensì un concetto che esiste già da alcuni secoli. La novità risiede nelle nuove tecnologie “social” e nella mentalità che ne scaturisce, che stanno offrendo al fenomeno la popolarità di cui gode attualmente.

Nell’iniziare questo excursus cronologico dei principali eventi che hanno portato a ciò che ora definiamo crowdfunding, dovremmo per lo meno accennare sia a all’Irish Loan Fund di Jonathan Swift, sia al progetto del Dr. Yunus e la Grameen bank, antenati e pionieri del fenomeno della microfinanza. Ma senza pretendere di trattare in modo approfondito le origini più remote del crowdfunding, ne considereremo invece la storia nella sua connessione con la rete e come una sequenza di sviluppi paralleli alla crescita del web sociale.

A Michael Sullivan va riconosciuto il merito di aver coniato il termine ‘crowdfunding’ nel 2006, lanciando fundavlog, un tentativo fallito di creare un incubatore per progetti ed eventi in qualche modo legati ai videoblog, che includeva una semplice funzionalità per effettuare donazioni online. Questo schema era “basato su reciprocità, trasparenza, interessi condivisi e soprattutto finanziamento (‘funding’) da parte della ‘folla’ online (la ‘crowd’)”. Tuttavia, il termine crowdfunding ha cominciato ad essere usato in modo estensivo solo qualche anno dopo con l’avvento della piattaforma Kickstarter.

Fine anni ‘90 – 2000: Campagne e raccolte di beneficenza online
Se accettiamo ‘web’ e ‘crowd’ come due elementi essenziali nel definire il crowdfunding come un’attività a sé stante, i primi veri esempi possono essere osservati a partire dalla seconda metà degli anni ‘90, quando cominciarono a comparire alcuni progetti finanziati tramite campagne e raccolte di beneficenza online. 
Sul fronte del social web, negli stessi anni venivano lanciati SixDegrees.com e AOL Instant Messenger e si cominciava appena a creare profili online e a connettersi con amici per scambiare informazioni o semplicemente per restare in contatto.
La connettività via web tra le persone cominciò presto a crescere e andare oltre il semplice scambio di email. 
Gli artisti, ricchi di comunità di fan fedeli e ora connesse, iniziarono a chiedere alle proprie crowds di finanziare nuova musica, nuovi album o tour. Uno dei primi esempi è offerto dal gruppo rock inglese Marillion che nel 1997 riuscì a raccogliere $60.000 per finanziare un tour negli Stati Uniti, il tutto tramite una raccolta fondi online, il Tour Fund. Nel 2006, SellaBand emulò questo modello “in cui i fan investono in musica” costruendo una piattaforma dove chiunque poteva raccogliere fondi per registrare un album. In modo simile, le associazioni di beneficenza cominciarono a intravedere il potenziale del web e delle folle quando nel 2000 nacque JustGiving, sito di raccolta di beneficenza online. In 11 anni, circa 12.000 associazioni di beneficenza registrate in Gran Bretagna ne hanno tratto vantaggio, raccogliendo un totale di oltre 700 milioni di sterline.
Tuttavia, mentre questi esempi sfruttavano il web, la passione e l’innata generosità degli esseri umani, ciò che ancora mancava erano gli strumenti e le tecnologie sociali adatti, e soprattutto la mentalità che sottosta al loro uso.
Metà 2000: Kiva, piattaforme di microprestiti, prestiti Peer-to-peer (P2P)
Nel 2005 fu lanciata Kiva, prima piattaforma a permettere agli investitori di prestare denaro ad imprenditori nei paesi in via di sviluppo. KIVA è ora una delle piattaforme di microprestiti di maggior successo, con oltre 165 milioni di dollari raccolti attraverso il crowdfunding, e con un eccellente tasso di ripagamento del 98.83%. Quello che rende Kiva “sociale” sono alcune delle caratteristiche che si trovano tipicamente sui social network, quali foto, profilo, aggiornamenti, ma forse in modo ancora maggiore è quel senso di personalizzazione che si origina dal sapere cosa si sta facendo con il denaro che si presta. Questo modello è stato sviluppato ulteriormente in ciò che oggi si definisce ‘prestito peer-to-peer’ (P2P), un’alternativa al tradizionale prestito bancario, nato per consentire il prestito di denaro anche al di fuori delle nazioni in via di sviluppo. 
Uno dei primi siti di prestito P2P è stato Zopa, una società basata a Londra che offre un servizio di scambio di denaro oline. Zopa opera in GB, Italia (Zopa Italia ha recentemente assunto una nuova ragione sociale mutando nel contempo forma societaria: Smartika Spa) e presto in Giappone. 
Nel 2006, Prosper viene lanciato negli Stati Uniti, seguendo lo stesso modello. Nel 2007, è la volta di LendingClub. Come KIVA, gli individui inviano le richieste di finanziamento, che includono una storia e il rischio di credito. Tuttavia queste piattaforme non hanno riscosso molto successo inizialmente, a causa delle molte limitazioni regolamentarie, e forse perché la società non era ancora abbastanza pronta. Ma le social network in quegli anni stavano velocemente diventando sempre più simili a sistemi operativi. Non si trattava più solo di diventare amico con qualcuno o chattare in tempo reale. Le social network si stavano trasformando in piattaforme capaci di supportare una vasta gamma di applicazioni sociali e funzionalità interattive. 
Ad ogni modo, identità ed esperienze erano ancora essenzialmente disconnesse tra loro.

2008-2009: Gli anni del consolidamento
Nel 2008 nasce IndieGoGo, co-fondata da Danae Ringelmann e Slava Rubin per “democratizzare la raccolta di fondi” e “dare potere agli imprenditori creativi.” Nel 2009 Kickstarter, limitata al solo territorio statunitense, dà il via a un “nuovo modo di finanziare la creatività.” Queste piattaforme sono oggi due delle piattaforme più popolari di crowdfunding al mondo, con Kickstarter in particolare che ha assunto il ruolo di leader. Il principio è lo stesso: un esteso gruppo di persone può mettere insieme il proprio denaro per aiutare a finanziare un’idea. La vera novità che hanno portato sta nel fatto che quando qualcuno contribuisce a questi progetti, non si aspetta denaro in cambio. A seconda dell’ammontare dell’offerta, si possono ottenere in cambio premi e ricompense ma non denaro. 

Anche il modello P2P avviato da Prosper e LendingClub ha conosciuto una rinascita in questi anni. Sempre più prestatori e beneficiari stavano iniziando a connettersi direttamente via internet e ad evitare le banche. Come descrive l’autore del best-seller Wikinomics Don Tapscott: “Ciò che queste reti di P2P consentono di fare che le banche non possono (o non vogliono) fare è lasciare che le persone associno i propri investimenti ad individui o cause in cui credono”. Le due piattaforme si sono registrate presso la SEC (Securities and Exchange Commission, ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori) rispettivamente nel 2008 e nel 2009.
Sia l’apparizione di Kickstarter e di IndieGoGom sia la rinascita di Prosper e LendingClub erano segno che l’infrastruttura tecnica e la mentalità sociale erano ora lì, pronte a dare al crowdfunding il suo momento. I cambiamenti nelle aspettative e la personalizzazione dei finanziamenti sono prodotti di quella nuova mentalità che stiamo coltivando grazie alla nostra continua e ricca interazione sui social media.
Allo stesso tempo innovazioni come Facebook Connect e OpenID cominciarono a consentire alle persone di integrare le connessioni sociali alle loro varie esperienze online, offuscando i confini tra le network e i siti tradizionali. Ogni esperienza poteva ora essere sociale, un passo fondamentale per il crowdfunding data la sua dipendenza su un forte potenziale per il passaparola e la viralità del web. Le reti stavano crescendo al ritmo di sostegno e fiducia offerti dalle comunità.

2010-2011 Crowdfunding basato su partecipazioni finanziarie (equity-based): GrowVC e CrowdCube
I creatori di un progetto lanciato su Kickstarter sfruttarono tutti gli elementi citati sopra per finanziare con successo il loro kit TikTok+LunaTik Multi-Touch Watch. In meno di un mese, tra novembre e dicembre 2010, 13.512 “backers” o sostenitori hanno messo insieme $942.578 (il target di partenza era pari a $15.000), fino a due settimane fa record mondiale per la somma di denaro più alta raccolta tramite il crowdfunding. L’11 febbraio 2012 l’Elevation Dock per iPhone ha raccolto ben $1.464.706 sulla stessa piattaforma, stabilendo un nuovo record. All’inizio di ottobre 2011, una donna di nome Rachel Perrie è diventata la milionesima persona a finanziare un progetto su Kickstarter.
Negli ultimi due anni, mentre Kickstarter e Indiegogo continuavano a crescere velocemente, abbiamo assistito a una straordinaria proliferazione di simili piattaforme reward-based, che sembrano nascere ogni giorno e in ogni parte del mondo. Molte sono di nicchia o limitate ad una specifica area geografica o comunità. In Italia nascono Eppela, prima piattaforma italiana di reward-based crowdfunding, Boom Starter e ShinyNote, limitata a progetti no-profit.
Tuttavia, c’era ancora spazio per un nuovo promettente sviluppo: nel 2010 nasce GrowVC , dando avvio a ciò che va sotto il nome di equity-based crowdfunding, o crowdfunding basato su partecipazione finanziaria collettiva. GrowVC, che si definisce “un nuovo modello di finanziamento comunitario,” o un “marketplace for startup funding”. Il crowdfunding in questo caso costituisce solo uno dei modelli messi in atto per aiutare le start-up tecnologiche ad assicurarsi un finanziamento iniziale fino ad un massimo di 1 milione di dollari. È cresciuta fino a raggiungere oltre 9000 tra imprenditori, investitori ed esperti in oltre 190 nazioni diverse. 
Nel 2011 è stata seguita da Crowdcube, prima piattaforma di crowdfunding al mondo per soluzioni di finanza aziendale. Lo scorso Novembre, il gruppo Rushmore si è assicurato 1 milione di dollari di investimento da parte di 143 investitori per finanziare lo sviluppo di una nuova iniziativa imprenditoriale a Londra. L’investimento è stato raccolto su Crowdcube in sole quattro settimane.
Entrambe queste piattaforme hanno inaugurato un modello che non può essere sfruttato negli Stati Uniti a causa di restrizioni legislative. Ma anche ciò potrebbe cambiare presto. Il 3 novembre 2011, la Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato il crowdfunding bill H.R. 2930 (noto anche come “Entrepreneur Access to Capital Act” - Atto per l’accesso a capitali imprenditoriali) che potrebbe consentire alle startup di offrire e vendere titoli tramite siti di crowdfunding e social networks.
In Italia, il fenomeno sta prendendo piede con StartSeed, che offre tra le altre soluzioni anche quella di effettuare investimenti azionari diretti nelle imprese.
Come già detto, il crowdfunding ha forti legami con la diffusione virale, la validazione sociale, il senso di legittimazione e il coinvolgimento consentiti dai social media. La rapida evoluzione di questi ultimi sta dando piede libero alla nostra natura sociale senza porre limiti di tipo geografico o tecnologico. Per un po’ di tempo le crowds hanno formato affinità intorno interessi e missioni, creando nuovi prodotti e servizi, alimentando l’innovazione e, per usare le parole del giornalista di Wired Jeff Howe, hanno “usato internet per sfruttare il diffuso potere di elabrazione di milioni di cervalli umani”.
Uno dei risultati è stata la nuova mentalità costruita su fiducia e partecipazione, pronta ad abbracciare la diversità, capace di reinventarsi e in grado di cambiare il mondo. Il nostro bisogno di supportare e coinvolgerci in progetti a cui teniamo è profondamente radicato nella nostra umanità come anche la nostra tendenza a migliorare le cose e innovare al fine di vivere meglio. Possiamo guardare al crowdfunding come un modello migliore per la formazione di capitale, meno elitario, più democratico, compreso e condiviso dalla società intera.

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